venerdì 30 settembre 2016

PICCOLO GRANDE UOMO (libri Quasi introvabili n1)

Non sono un coraggioso, a volte mi butto, ma il coraggio è un altra cosa ... l'ho osservata diverse volte, ci ho pensato, mi piacerebbe, ma la "fama" di quella linea mi ha sempre tenuto lontano.
La paura si è impadronita della mia voglia e, Lei, la linea è rimasta nel "magari un giorno", anche se sono convinto che come il noto detto "Zucche e Meloni, le sue stagioni", non proverò mai.


Il bellissimo libro

Ho letto il Libro su Ruchin, uscito anni fa grazie alla sezione "Ercole Esposito"  dell'organizzato e vivo Cai di Calolziocorte e mi è piaciuto, ho conosciuto un "personaggio" di cui avevo solo sentito parlare, ho conosciuto la bravura e lo stile ...

Un Amico mi ha detto:
"Le vie di Esposito, non sono per tutti, Lui, Ruchin saliva sul marcio come se stesse camminando, piccolo e leggero". 




Scarpone 23 agosto 1942
Parete Ovest Monte Spedone  (Fracia)
"Reduci dalle Dolomiti di Agordo i due rocciatori del Dopolavoro 'Alfa Romeo' di Milano Ercole Esposito e Alfredo Colombo hanno conseguito una bella vittoria scalando per la prima volta e per la direttissima la paurosa parete ovest del Monte Spedone.
La larga cortina dolomitica che incombe sulla carrozzabile Calolzio-Erve e che domina con la sua imponente e paurosa mole tutta la Brianza è stata vinta dai due audaci scalatori nella giornata di domenica 23 agosto dopo oltre 14 ore di incredibili sforzi.
Dopo il fallimento dei numerosi tentativi, compiuti da rocciatori di grido il problema dello Spedone sembrava di impossibile risoluzione; ma la tenace volontà dei due 'alfisti' ha sfatato anche questa leggenda e il distintivo dell'Alfa brilla ora al sole della vittoria, fissato in uno dei punti più difficili della salita a dimostrazione dell'ardimento e della forza dei due baldi scalatori.
Richiesti di impressioni, Esposito e Colombo hanno affermato che mai, in tutte le loro precedenti scalate, sono stati continuamente impegnati così a fondo come per la nuova via sullo Spedone.
Il continuo strapiombo, la straordinaria friabilità della roccia, l'assoluta mancanza di appigli non hanno concesso loro un solo attimo di riposo. Per questo motivo la nuova ascensione è certamente una delle imprese alpinistiche più importanti realizzate in questo fatidico 1942. Ecco le caratteristiche tecniche della nuova via: chiodi adoperati 70, lasciati in parete 20, difficoltà VI grado superiore, tempo impiegato 14 ore.
La nuova via è stata dedicata con gentile e memore pensiero al nome dell'industriale lecchese ingegner Piero Fiocchi, recentemente scomparso, in ammirato riconoscimento delle sue doti di cuore e di mente e per l'opera altamente benefica da lui costantemente svolta".  

BUONA LETTURA

giovedì 29 settembre 2016

OPERA D'ARTE IN VERTICALE "VIA GRAZIELLA" TORRIONE MAGNAGHI MERIDIONALE


OPERA VERTICALE
A volte le parole non servono, dopo anni di passione verticale, dopo averle salite e ripetute diverse volte, riesco ancora ad essere rapito da tanta bellezza ... la bellezza è roccia sana e roccia friabile, roccia calda e roccia fredda, la bellezza è la fortuna di potere andare e vivere giornate tra guglie, pareti e creste.
Sopra casa ho quello che voglio quando non voglio fare chilometri, torri e sentieri di ogni genere e un nome bellissimo ... Grignetta!
I Magnaghi sono il mio angolo preferito, linee fantastiche ricche di storia e amore.
La logica della "Graziella" ha pochi uguali, la roccia della "Graziella" non ha uguali!
Mi piacerebbe consigliarla a chi, non è mai venuto tra le Grigne ...

AVVICINAMENTO:
Della classica cresta Cermenati raggiungibile dai Piani dei Resinelli lungo la strada per il Rifugio Porta sino al primo bivio con cartello indicatore per i torrioni Magnaghi, si continua a camminare in piano per un lungo traverso fino ad arrivare ad incontrare il canalone Porta che si risale fino alla base della parete ovest sotto un evidente camino rampa da destra verso sinistra, alla base una catena con vernice rossa.

1° tiro: Salire il camino, e la seguente rampa sino alla sosta posta sotto un bel diedro. (30m V+)
2° tiro: In verticale nel diedro, e giunti sotto uno strapiombino lo si supera sostando alla sua destra. (35m V+)
3° tiro: Dritti per placche sino a uno strapiombino oltre al quale si sosta sulla destra. (35m V)
4° tiro: Dalla sosta si procede in verticale fino ad uscire in cresta (35m IV)


Discesa: Ci sono diverse possibilità di discesa ...ma visto che la roccia è talmente bella, perché non concatenarla con un altra linea sul Settentrionale (Terzo Magnaghi)







BUONE ARRAMPICATE

martedì 27 settembre 2016

OLTRE LA CASCATA "DOCTOR LUIS"






Due facce, una l’imponenza davanti agli occhi e l’altra la facilità nel poterla raggiungere  … sono sempre stati due aspetti che nella mia testolina hanno dato sfogo a riflessioni. Montagne talmente belle e grandiose nate in posti sbagliati.
Il Pordoi, affascinante, alto e fiero, i suoi colori, grigi, neri, gialli, un insieme di bellezza da togliere il fiato, ho salito diverse linee  passando parecchie ore in sua compagnia, mi piace il Pordoi.
E’ quella facilità d’accesso dove non serve portare la maglia di ricambio che mi lascia un po’ di amaro in bocca  … sicuramente tra qualche stagione l’amaro scomparirà trasformandosi in un dolce gustoso. In fondo Lui, il Pordoi non ne ha nessuna colpa, se ne stava sicuramente tranquillo e isolato finche l’uomo non ha creato strade, funivie e sentieri … magari poi, se fosse stato sperduto a ore di cammino, mica ci sarei andato!  Essere o non essere, sarà sempre un “senza risposta”


Pordoi



Sul lato sinistro della parete ovest, oltre l’imponente cascata che ad inizio stagione è spettacolo della natura nel corso degli anni sono state create diverse linee con diversi stili, Solda, maestro indiscusso nell’arte dell’arrampicata ha firmato la più logica, oltre cinquecento metri di placche, diedri e camini, vinti nel lontano 1953 in compagnia di Falconi. Ripetuta da fuoriclasse come Heini Holzer   e Sieglinde Walzl nell’inverno del 1976 e dal leggendario Pierluigi Bini in completa solitaria nell’estate del 1978.
Platter, Leoni, Maffei, Zuech … nomi importanti per vie importanti, gusti e stili diversi per un alpinismo presente bello da fare e da sognare.
Mi trovo la mattina con Maurizio, oggi andiamo ad arrampicare proprio lì, sul lato sinistro della ovest, oltre la cascata, nel bel mezzo c’è una via “moderna”, attrezzata in modo impeccabile con amore ed esperienza, le chiamano via “Plaisir”, ma difficilmente si salgono con le mani in tasca!
Ad aprirla è stato Roly, genuino arrampicatore amante della storia indiana … un vero “zingaro” delle pareti, di una modestia disarmante e di un intelligenza palpabile
Doctor Luis, una dedica ad un amico.
Giunti alla base, il fresco la fa da padrone, senza perdere tempo iniziamo a salire alternandoci su lunghezze dalla roccia stupenda, protette per godere il gesto con logica e bravura. Qualche spruzzo d’acqua ci “prende”, la cascata è vicina e l’ambiente molto bello … I rumori delle moto e del caos estivo sono scomparsi, o semplicemente inghiottiti dall’acqua che cade al nostro fianco.
 Su Doctor Luis si perde il tempo, si perdono le lunghezze di corda, la bellezza fa scomparire tutto … ci ritroviamo al termine della via, sull’enorme cengia circolare senza nemmeno accorgercene. Che sia durata poco? No! È durata il giusto perché rimanga un bel ricordo di una magnifica giornata passata in compagnia di un Amico su una stupenda via di un Amico per un Amico.
Scendiamo con calma a valle, stasera dovrei rientrare, ci salutiamo e … il giorno dopo mi ritrovo con Roly sotto il Pissadù, ma questo lo racconterò in un'altra occasione!



Torre Mozza



Per saperne di più e un affidabile relazione consultare questo ben fatto sito:
http://www.montialpago.it/page/luis.htm

Un Grazie a ROLY GALVAGNI per l'Amicizia e la disponibilità ... e per quelle stupende linee che ci regali.

lunedì 26 settembre 2016

TENTATIVO TENTATIVI

Tentativi ... non sempre si torna a casa con un qualcosa di fatto. Molte volte, io, sono rientrato semplicemente con un Nulla di fatto, ma dopo la classica "incazzatura", la ragione prevale sempre, palesando al cervello una spiegazione o un motivo per cui ... bisogna ritentare o accantonare l'idea.
Non c'è salita che non vada preparata prima, lo zaino pesante ... pesa! la meteo va studiata, l'amicizia va instaurata.

Non vorrei scalare in eterno, non vorrei finire come amici calcolatori che diventano nemici se il tempo è brutto e il loro tempo passa come è giusto che sia. Non vorrei disprezzare i "Tentativi", quelli sono parte del succo gustoso del mio andare in montagna.


Dormi, sei già alto. Tutto sembra che sia dalla tua parte, sogni e ti svegli come altre volte, prepari una veloce colazione, la cima è ancora lontana, ma tu sei lì per raggiungerla: hai calcolato tutto, peso, forza, tempo....Tutto tranne il "pensiero" che arriva sempre ad avvisarti con un Sì o un No!
Parti, la corda è ancorata alla sosta, gli scarponi ti scaldano i piedi, il moderno vestiario le membra. Parti e non sali, tutto svanisce, i metri che ti mancano ti mancheranno e quelli già saliti vanno ridiscesi. "Un tentativo" sussurra una vocina nascosta sotto il tuo caldo cappello, è il Buon senso che accende il campanello ...quello che trasforma tutto in un tentativo.
Prepari la doppia, hai gli occhi lucidi, ma non piangi, sei cosciente e coerente, ubbidisci all'istinto che non ti ha mai tradito.
Scendi e scendi ancora. Un giorno di ritorno, la neve, la stanchezza e quelle parole che dovrai dire a chi credeva, a chi ti ha aiutato ...
Il tempo passa e tu vorresti ritornare, le rughe aumentano e tu vorresti ritornare, invecchi e scali, scali, ma non lo farai per sempre, questo è il tuo scopo.




L'estate ci ha lasciato, i colori si stanno sbiadendo, le giornate accorciando, le castagne maturano preparandosi a cadere ... ed io preparo il "Tentativo" convinto più che mai che debba rimanere tale per farmi preparare e preparare .... AMO I TENTATIVI e voi, cosa ne pensate? Lasciate pure un commento qui sotto!




BUONE ARRAMPICATE, TENTATIVI COMPRESI!

sabato 24 settembre 2016

TORRE dei GIR "CORVO NERO"

Linea logica ed elegante, che percorre lo spigolo di destra della Torre dei Gir nel gruppo della Moiazza. La via è stata dedicata a Beppe Aldino, il giovane scalatore romano soprannominato dagli amici "Enciclopedia" perché sapeva tutto dell'alpinismo, amante delle salite solitarie e precipitato soltanto quattro giorni prima - il 5 luglio 1981- dalla Jori all'Agnèr.
Un corvo nero lo sorvolava intanto che le squadre  di soccorso erano alla sua ricerca.

( da Lorenzo Massarotto  "LE VIE"  Luca Visentini editore)


Corvo Nero Torre dei Gir Moiazza
24 settembre 2005  CORVO NERO

Ho sempre cercato, prima di ripetere un itinerario, di informarmi, di conoscere un po' la storia di chi mi ha preceduto, di come e perché è passato in quel modo. Con piacere leggo e imparo la relazione a memoria. provo ad immedesimarmi, a diventare il loro compagno di cordata durante l'apertura. non so il perché lo faccia, ma così, una volta sulla linea, tutto mi sembra più naturale.
naturale, come la voglia che portavo dentro di provare a ripetere una misteriosa linea, aperta da un Grande Amico, forse il più naturale e Forte arrampicatore che le Dolomiti tutte abbiano mai conosciuto: Lorenzo Massarotto.
un detto popolare dice "chi ha il pane non ha i denti". io ho avuto l'occasione di legarmi alla corda di del Mass ma, per un motivo o per l'altro, non ci siamo mai uniti. parlavamo per ore delle montagne a noi care, scherzavamo, io ripetevo le sue linee e lui mi faceva capire di essere felice.
Ora che Lorenzo non c'è più, ora che un fulmine l'ha portato via, capisco e mi rendo conto quante occasioni ho perso, quanto mi ha insegnato con quel suo modo di fare, quanto avesse occhi e naso nel creare capolavori. Distinguo chiaramente la purezza dalla falsità nell'andare per monti, la purezza che solo pochi posseggono, la purezza di Lorenzo.
La Valle, la "nostra" Valle, è diventata orfana. I colori non sono cambiati, il profumo è sempre intenso, l'acqua del Tegnàs è come sempre rumorosa e gelida, ma mi basta guardare negli occhi di Fausto, di Ettore, mi basta parlare con loro, con gli Amici di sempre, mi basta guardare l'Agnèr e le grandi Pale per capire che ci manchi Lorenzo, ci manchi tanto ...
...Sto camminando carico dei miei pensieri, cammino e guardo avanti. Nessun rumore fastidioso, soltanto il nostro respiro, il respiro di due alpinisti diretti verso il giorno che nasce, lungo una meta che cambia ogni fine settimana. Passo veloce, allenato, passo diretto verso una Torre dimenticata nel tempo, una linea sperduta tra centinaia di linee immaginarie, una linea di un Amico per un suo Amico.
"Corvo Nero" è il nome che Lorenzo e "Billy" diedero alla linea che ci apprestiamo a provare nel lontano 1980.
"Corvo Nero" è in memoria di un giovane alpinista caduto sulla "Jori" all'Agnèr.
"Corvo Nero" è un elegante spigolo della Torre dei Gir, nel gruppo della Moiazza.
"Corvo Nero" è, per noi, appoggiare le dita sui Tuoi appigli, è per noi averti più vicino.
"Corvo Nero" è 25 anni dopo.
...Attenzione, occhio! ok, recupero, vieni, martello, chiodi, dleng!
Dleng! 100 metri, 200, 500 ... saliamo, felici di salire, felici che sarai felice, saliamo e diventiamo più maturi, saliamo e impariamo.
La linea, roccia sana, roccia friabile, poco importa, saliamo verso una Cima che dovremo lasciare presto per tornare a salire su di un'altra Cima, per tornare a salire come ci hai insegnato, come abbiamo cercato di imparare, per ricordare e guardare avanti ...
Saliamo, e tutto a un tratto non c'è più niente da salire, stanchi, non proprio profumati, ma anche questo poco importa. L'odore che portiamo è l'odore della fatica, del pericolo, del facile e difficile.
L'odore più profumato che ci sia.
Ci stringiamo la mano, gli occhi spaziano verso le montagne di sempre, le nostre, le Tue.
Scende una piccola lacrima, scende lenta e attraversa il viso, scende e non la fermiamo, non la fermeremo mai!
Ciao Lorenzo, un giorno ci ritroveremo tutti, un giorno di ferragosto di un anno che non so!

giovedì 22 settembre 2016

IL GRANDE VECCHIO


GIANNI RUSCONI

Tra gli alpinisti che più ammiro, capace di farmi immaginare le grandi salite, il Capo carismatico di un gruppo a Lui fedele,  trascinatore e inventore di ascensioni che sono entrate di diritto nella storia del Grande Alpinismo Invernale, il più duro, il più selettivo, quello dei Lunghi inverni  …
Mi capita spesso di incontrare Gianni in “Discoteca”, comoda e bella falesia a due passi dal Lago. Lui arriva con la sua calma, aiutandosi  con due bastoni telescopici.  Gli acciacchi del tempo che passa lo fanno apparire ai miei occhi ancora più irraggiungibile, con il solito sorriso e la gentilezza che lo contraddistingue.
Stefano, il suo abituale e insostituibile compagno inizia ad arrampicare e poi, tocca a Gianni: è un piacere osservarlo, la sua grinta e la lunga esperienza sono incanto per i miei occhi. Ogni estate, prima che l’autunno lo trasformi  in un esperto raccoglitore di funghi, Gianni si concede sempre qualche bella via sulle sue amate Dolomiti. Incontro gente sulle crode che, alla risposta da dove vengo, mi chiede se conosco il Mitico Gianni … ed io ne sono orgoglioso, talmente innamorato da quel “diverso” alpinismo da faticare a capirlo: lunghi bivacchi, giornate intense, dislivelli, salite e risalite, discese interminabili e, prime salite e prime invernali contese da molti e sognate da  …moltissimi!
La prima volta che ho incontrato Gianni è stato ad una sua serata. Con me avevo il suo introvabile libro “Pareti d’Inverno”, ne posseggo due copie …
La mia timidezza mi impediva di chiedere gli autografi, perché quella sera, i cinque di Valmadrera erano tutti presenti. Una serata dove la mia mente viaggiava e sentiva freddo, diapositive e filmati unici, di quel periodo e quel mondo che cercavo d’immaginare. Lui Gianni  era il condottiero, suo fratello Antonio e gli altri ragazzi erano il “complemento” di Gianni, insieme erano i più forti alpinisti nella stagione meno adatta e più selettiva.
Al termine mi sono avvicinato e Lui ha intuito: cinque firme importanti su un libro speciale. Da tanti anni ho ancora un desiderio rimasto inespresso: trascorrere un’intera giornata ad ascoltare il più Grande.
Gianni ti stimo tantissimo e l’alpinismo ti ama.



GIANNI e STEFANO, UNA BELLA AMICIZIA

mercoledì 21 settembre 2016

DA UNA PUNTA DI MATITA

"Da anni cerco la linea perfetta, non mi importa quanto lunga sia, voglio solo che vada in salita e mi renda felice, che mi porti in quell'angolo che si chiama "Desiderio" ( Efrem 2016)

GRAFITE

Alberto è un Amico. Alberto ha un dono.  Tutti abbiano un dono, ma il dono del saper disegnare e rendere il pensiero su carta o tela non è cosa comune.
Sono sempre stato affascinato da chi, con le mani e la testa riesce a creare qualcosa di "unico", inimitabile se non con il "copiare".
Chi lavora il legno trasformandolo in opere, chi lavora il vetro trasformandolo in opere, chi disegna e realizza opere ... mi affascina tutto, mi affasciano gli idraulici quando creano bagni, i piastrellisti, i muratori ...
Forse soffro di "facilità per il fascino", non so  ... ma quando voglio guardare qualcosa di bello, di strano, di vero, entro nella pagina dell'Uomo di Grafite e osservo il bianco e nero ed il colore.
Alberto è un amico, ci siamo legati alla stessa corda, abbiamo riso e scherzato ... dalla sua matita escono i giorni, gli stati d'animo, le gioie e gli amori, le malinconia e la tristezza, i ricordi e ... la vita!






https://www.facebook.com/LUomo-di-Grafite-Alberto-Graia-345777978907473/photos

Montagne, Uomini, Cose, Animali, solo chi possiede il dono può fare uscire da una matita così piccola forme così Grandi.
Contento di esserti Amico Uomo di Grafite.

martedì 20 settembre 2016

TORRE VITALI via SARA



Una torre piccola, elegante e slanciata,  troppo vicina alla famosa e imponente Piramide Casati per diventare "classica". Una guglia senza molta storia, DEDICATA ad uno dei personaggi più importanti nelle pagine dell'alpinismo lecchese e non solo, quello che il Diavolo delle Dolomiti Tita Piaz soprannominò, dopo averlo visto danzare sulla roccia, " il Ragno": Germano "Gigi" Vitali.


SARA TORRE VITALI

Lungo il suo affilato spigolo Sud-Ovest il fondatore del mitico gruppo Condor, Don Agostino Butturini insieme a Silvio Amici diedero vita alla via "Sara" nell'agosto del 1973.  Ripetuta ma non troppo, la "Sara" merita una visita, magari poi concatenandola con una linea alla Casati  ... O semplicemente godendosela privatamente in una bella giornata dove in pianura si boccheggia dal caldo.
La parola quarto grado su questi cento metri, a volte può trarre in inganno e mettere in difficoltà chi crede ancora che il grado non esista! La chiodatura abbondante nella prima lunghezza si allunga notevolmente sulla seconda per poi scomparire in ultimo. Personalmente la considero una bella via, dove la testa e l'occhio per cercare l'appiglio giusto (ce ne sono tanti) giocano al pari delle braccia.


AVVICINAMENTO:  Dal Rifugio Rosalba si continua sul sentiero Cecilia fino alla Colle Garibaldi, dopo poco, a destra parte un sentierino, risalire un canalino attrezzato e per cenge  in direzione Piramide Casati, la Torre Vitali è il torrione evidente prima della Piramide Casati, nome della via (scritta in vernice) alla base dell'evidente spigolo.



1° tiro: Dalla scritta alla base dello spigolo, salire l'evidente placca (resinati ben visibili) fino a sostare su un ballatoio, roccia buona 4+.
2° tiro: Dalla sosta in verticale lungo la fessura, al suo termine proseguire diritto lungo lo spigolo sempre più affilato, la roccia dopo la fessura rimane buona, ma l'infinità di lame va "scelta" con leggerezza!. Sosta sulla punta staccata al termine dello spigolo (fix). 4+
3° tiro. Proseguire sulla crestina fino alla cengia, attraversare a sinistra del fix e salire il diedrino finale. 3°

Discesa: Dalla cima si scende verso la normale della Casati, raggiungere un evidente pilastro cordonato, poco sotto si trova la nuova sosta di calata a fix. Con una doppia di 25 metri ci si ricollega alla discesa della Casati.










Buone arrampicate

lunedì 19 settembre 2016

ANTICIMA NORD della BUSAZZA CIVETTA "I colori dell'arcobaleno"


" .. poi, d'improvviso, mi sciolse le mani e le mie braccia divennero ali, quando mi chiese - Conosci l'estate io per un giorno, per un momento, corsi a vedere il colore del vento."
(Il SOGNO di MARIA   Fabrizio De Andrè)


I COLORI DELL' ARCOBALENO


Parete Ovest 5 agosto 1995  Silvestro Stucchi e Ivo Ferrari
750 metri, difficoltà fino al VI+, tutti i chiodi usati e menzionati nella relazione sono stati lasciati.

L'attacco si raggiunge salendo interamente lo zoccolo dell'anticima fino a un evidente conoide di sassi sotto degli strapiombi, a destra del diedro ASTE-AIAZZI.(1968).

1) Salire un diedro aperto e sostare a destra di uno strapiombo.
2) Diritti per placca fino a un diedrino formato da un pilastro sotto i neri (50 metri 2ch, 5+)
3)Salire il diedrino, quindi le placche scure fino ad una cengia che taglia la parete (25 metri 5+ 1 ch+ 1 ch sosta)
4) Superato un piccolo rigonfiamento si continua per placca fino ad un'altra cengia che taglia orizzontalmente la parete; tiro fantastico (50 metri 5° e 6+, 1 chiodo con cordino + 1ch sosta)


Il chiodo con cordino sopramenzionato è stato messo dal secondo di cordata per indicare il punto giusto di passaggio ... la sosta è stata raggiunta dal primo in completa apnea mentale, senza protezioni per l'intero viaggio ... si narra non fosse del tutto presente!


5)Salire verticalmente, quindi per una rampa a sinistra per 10 metri, poi ancora verticalmente per placca in mezzo a due pilastrini ( 50 metri, 1ch + 1ch sosta)
6)Diritti su roccia a tratti instabile fino a sostare sullo spigolo del grande diedro-canale che traversa obliquamente l'intera parete interessata dalle grandi placche (50 metri, 3° e 4°)
7) Continuare per lo spigolo di sinistra del canale (50 metri 5° 1ch)
8)Attraversare il canale, superare un breve diedro, poi a destra 10 metri e continuare diritti fino a sostare sotto dei diedrini situati a sinistra dell'enorme tetto (50 metri, 2 ch)
9) Verticalmente su roccia rotta fino ad una piccola nicchia sotto i grandi strapiombi gialli (50 metri 4°)
10) Diritti per placca, quindi per un esile cengia traversare orizzontalmente a destra sotto i gialli fino a sostare sullo spigolo di destra dell'Anticima (50 metri 5+ 1ch di sosta)
11) Continuare per lo spigolo ( 50 metri 5+, 3° 1ch di sosta)
12-13) Ancora diritti sullo spigolo su roccia friabile (100 metri)
14) Dallo spigolo traversare a destra e salire l'evidente strapiombo fino ad entrare nel diedro terminale (45 metri, 5° e 3°)
15)Per un diedro si raggiunge la vetta (55 metri 3° e 4°)
                                           ****
Relazione originale, le dimenticanze durante alcune lunghezze dei gradi è forse dovuta al pennino che portavamo per trascrivere al termine del tiro ..a volte non funzionava e a volte ci scordavamo!
                                            ****
Un compagno di cordata unico, un Amico importante ...Una stagione furibonda dove le ripetizioni e l'apertura di vie in Dolomiti  superavano di gran lunga le uscite con le pseudo amiche fidanzate simpatizzanti di allora.
Questa meravigliosa linea, e qui sembrerebbe strano, visto che ogni propria creatura è meravigliosa agli occhi del creatore, è ...veramente superba!
Probabilmente mai ripetuta.
Un arrampicata Dolomitica simile alla Val di Mello!!!! placche adagiate(non troppo) dove il gioco di piedi è fondamentale.
Grazie Silvestro per quel giorno bellissimo!
ivo



Dopo avere inviato la foto e la relazione all'autore della Guida del Civetta, questo è lo spazio che vi è dedicato.

paretone

Buona arrampicata

domenica 18 settembre 2016

SENZA tempo NEL tempo

Sulla Nord del Sassolungo d'inverno

"... La prima lunghezza fu molto indicativa per farci capire il resto. Neve polverosa su roccia marcia, un solo punto di protezione su 50 metri, poi issaggio del sacco grande mentre Steve si innalza sulle Jumar con il sacco piccolo in spalla, lanciandosi in un furioso inseguimento del sacco grande, che schizzato fuori al di là della sua portata, ce la mette proprio tutta per agganciarsi a qualche spuntone roccioso. Ma poi comincia la scalata vera e propria su roccia, tutta ben impastata di acqua solida..."

 Bob Millward  Dicembre 1976

sabato 17 settembre 2016

DIMENTICARE




Sicuramente molto più vecchio di un settantenne, decisamente vicino all'essere ottantenne, lo zaino sulle spalle di una marca sconosciuta, ampiamente datato e di certo fuori produzione, un passo lento e ancora bello da vedere. L'ho incontrato per caso, mentre gironzolano senza una meta sotto una delle tante guglie dolomitiche.
Un saluto, uno sguardo e come poche volte capita, un intesa istantanea, dettata dal destino, o forse no!
La classica dom
anda di chi vuole sapere, con quel sorriso sul finale che ti obbliga alla risposta, "Non so, vorrei arrampicare, ma non ho un'idea sul dove".
Lo sguardo che si illumina, e quel sorriso intenso che mette in bella mostra denti bianchi e storti, curati ma segnati dal tanto mangiare ...
"Se vuoi, io una volta arrampicavo e, ancora adesso la passione mi è rimasta, qua vicino mi piacerebbe salire una linea che, quand'ero giovane ho solo desiderato", ancora il sorriso, gioia e qualcos'altro che mi colpisce senza capire e cercare di capire.
Accetto, non mi capita di frequente, la facilità non fa parte di me, ma accetto. Corro alla macchina, prendo tutto quel che serve e risalgo un ripido pendio, Lui mi aspetta li, sembra un bambino pronto a conoscere il gioco, ci leghiamo e ...controllo il mio nuovo compagno, lego il mio nuovo compagno, osservo il mio nuovo compagno.
Dal punto di sosta lo vedo salire lentamente ma elegantemente, non ho nemmeno chiesto il nome di ...Lui.
Quattro lunghezze dopo, poco prima di uscire in cima, un diedrino mi blocca, non riesco ad impostarlo, a leggere il passaggio. Sento la difficoltà e l'impossibilità di proteggermi adeguatamente ... Non soffro di panico, ma non riesco a progredire.
"Se ti sposti leggermente a destra vedrai che passi", da sotto solo queste parole mi bastano, a destra un appiglio nascosto, un po' di decisione e mi siedo sulla piatta cima. Recupero e scendiamo lungo un facile sentiero. Ci salutiamo con una stretta di mano, sento la sua forza.
E ognuno torna da dove è venuto.
A casa, qualche giorno dopo il cervello ritornato a "riposo" mi pone una domanda, come faceva a conoscere la soluzione, da sotto era illeggibile?


Spulcio nei libri, cerco nella storia, guardo negli anni e, trovo un sorriso simile al Lui, un sorriso in bianco e nero, ma d'identica luce e gioia ...

Ecco chi era, ecco perché conosceva la soluzione, ecco che ..ho arrampicato con la storia, con quell'uomo che di storia era un maestro ...Lui, uno dei più grandi.
Spero tanto che la Storia non vada dimenticata, voglio solo che sia rispettata, me lo auguro.




Buone arrampicate.

venerdì 16 settembre 2016

NEL GIARDINO DI PIETRA ....TANTE LINEE


IL VIAGGIO DELL'ENTERPRISE  di Michele Cisana

In una lunga notte dell'anno 2256, nel buio più totale, il Capitano Kirk e il suo assistente comandante Spock vagano spensierati nello spazio siderale "alla ricerca di nuove forme di vita e di civiltà, fino ad arrivare là dove nessuno è mai giunto prima".
Le prime forme di vita le trovano all'alba nelle lunghe ombre da loro proiettate sulla vicina parete, mentre il freddo attanaglia le dita del Capitano impegnato in una nuova missione.
Kirk e Spock si alternano al comando dell'Enterprise che veloce attraversa spazi infiniti, pilastri verticali, diedri eleganti e creste iridescenti. La loro vista è limitata dalle forme geometriche che stanno cavalcando ma i loro sogni spaziano ben oltre ...
Un pallido sole li accoglie mentre salgono veloci lungo una fessura perfetta, per poi seguirli mentre transitano vicino a una strana astronave e abbandonarli immediatamente durante la discesa in un grande buco nero.
L'Enterprise e il suo equipaggio si trovano ora ad affrontare un pericoloso iceberg vagante che blocca il passaggio: ma in men che non si dica, Kirk e Spock viaggiano con la mente e affrontano una imprevista quanto allegra "traversata Hinterstoisser" che li conduce su una lunga "rampa", dominata da una "traversata che solo gli Dei" possono affrontare. Uno spaventoso "ragno bianco" viene affrontato correndo per giungere ai "camini terminali": qui la sorpresa! Una massa di alieni intasa i camini costringendo l'Enterprise a prendere una via di fuga verso lo spazio più profondo.
Il Capitano Kirk, con velocità cosmica, conduce il suo equipaggio fuori dal buco nero e lo deposita sopra una Torre, per poi concedersi il ricordo di un incontro con un anziano ciclista ( il ciclista di Hermann).
Tocca ora a Spock prendere le redini e portare l'astronave, attraverso un ultimo passaggio, su un asteroide che domina il cielo. La missione volge al termine: il Capitano ha promesso ai bimbi a bordo di portarli a mangiare la Nutella. Una tranquilla planata finale li deposita in un piazzale colmo di esseri strani.
Non ci resta che aspettare la prossima puntata!

(racconto tratto da una giornata passata in compagnia di un grande Amico, tra allegria e sogni cercando di "concatenare" più roccia possibile)



Le guide ... fogli che invogliano e permettono di conoscere, fogli che fai uscire fuori nel momento del "bisogno", le guide, lavoro di ricerca, roccia da conoscere, ripetere e relazionare ... scegliere.
Questa guida raccoglie ben 116 vie sparse tra il Lago di Como e il Lago d'Iseo ... forse non indispensabile, ma utile per la "voglia" di vedere posti nuovi, vie classiche e dimenticate, linee recenti e da scoprire ...
Un grazie a Michele per il lavoro svolto e  ...per la bellissima dedica!



Buon fine settimana.

giovedì 15 settembre 2016

DA CHE PARTE STAI?


Che bello, qui, tra queste righe posso scrivere quello che penso, quello che voglio pensare, senza incappare in sterili discussioni. Sappiamo tutti che la libertà di parola è possibile, ma conosciamo tutti il tasto "cancella", anche io ne posseggo uno: quello che una volta premuto fa scomparire inutili commenti (qua dentro) ... Certo Ivo che sei bello originale, suscettibile come pochi! Ognuno ha i suoi difetti....
La libertà di parola e di scrittura, ovviamente è NON OFFENDERE nessuno, ma schierarsi da una parte o dall'altra è un diritto, tanto più se con stile e con quel sorriso sempre meno usato.
Oggi ho "ripescato" un vecchio scritto, una storiella facile, una delle tante che la mia "pressata" mente (sì perché quando sono uscito, mi hanno schiacciato un po', riducendo certe parti! ) ha elaborato. E' un pensiero, un gioco di tastiera che scrive il mio credo ... io credo.

Finale dei Mondiali di calcio, Bergamo deserta, svuotata ... ci arrivo col treno, nessun controllore, vagone silenzioso, dalla stazione cammino verso la sala.  Potrei girare nudo per questa magnifica e unica città ... i mondiali sono miracolosi per chi di calcio non si interessa!
Compro il biglietto, mi siedo e ascolto un uomo impacciato, che rasenta la timidezza.  Come intuibile, la sala è vuota ...tutti tifosi oggi!
Assisto alla conferenza e di quell'uomo timido mi colpiscono gli occhi ... occhi che non mentono.

A TOMO
Salve a tutti! Vorrei raccontarvi una "storia" che mi tengo dentro da anni... la mia storia. Inizio col presentarmi, mi chiamo Chiodo. Sono nato tanto, tanto tempo fa in un'officina prestigiosa, almeno un tempo lo era.
Quel giorno siamo nati in tanti, diciamo in serie... ogni giorno, in quell’officina prestigiosa, un tempo ne nascevano tanti, ma non tutti erano uguali: noi, quelli nati insieme a me, i miei fratelli per intenderci, eravamo e siamo gli "universali". A detta di molti i più belli, i più fieri e i più duri...
Ho passato parte della mia vita in un cassone, poco sole e tanta ombra, finché per mia fortuna un mercoledì, e perdonatemi se non ricordo l’anno, finalmente io e mio fratello gemello siamo stati venduti, acquistati o forse regalati ad un uomo alto, dai capelli scuri e dallo sguardo deciso. Per un certo periodo abbiamo visto e "girato" in lungo e in largo le Alpi Giulie. Lui, l’uomo alto e dallo sguardo deciso non ci ha mai maltrattato, salivamo e scendevamo in sua compagnia appesi all’imbrago... come fossimo in vacanza!
Io e mio fratello ci siamo veramente divertiti, a volte magari abbiamo preso un po’ di freddo, ma poi la sera si ritornava sempre a casa...
Poi, sul finire di un inverno gelido e lungo, siamo partiti in sua compagnia... non eravamo soli, insieme a noi c’erano i nostri parenti, gli "angolari".... Che a detta di molti non sono poi un granché!
Il viaggio è durato parecchio, ogni giorno io e mio fratello passavamo ore in un caldo bidone azzurro... ma era bello comunque, con mio fratello potevo scherzare e parlare di tutto. Il viaggio si è arrestato sotto un enorme parete, meno bella di noi, ma molto lunga e molto larga... direi "gigantesca".
Un bel giorno Lui, l’uomo alto e dallo sguardo deciso ci ha appesi nuovamente alla sua imbragatura e siamo partiti verso l’alto, verso la cima di quel Gigante... non tutti sono partiti con noi, qualche "angolare"... e niente di più! Più salivamo e più mi girava la testa, provavo freddo... uno strano freddo.
Dormivo quando ho sentito un forte colpo, un rumore, tanti rumori... dormivo e mi sono svegliato confuso, impaurito... mio fratello non era accanto a me, era stato "maltrattato", lo vedevo guardando verso l’alto incastrato in una crepa della roccia, lo vedevo ma non potevo averlo accanto a me! Ho gridato, pianto e sperato ritornasse da me, ma Lui, l’uomo alto e dallo sguardo deciso non si è fermato, non l’ha recuperato, tolto, disincastrato e... Mio fratello è rimasto lì, in quella crepa nel bel mezzo di un Gigante.
Faceva freddo, molto freddo ed io ero solo, disorientato e la testa mi girava, girava fortissimo... non so bene se ci ha portato sulla Cima del Gigante o ci eravamo già stati, non so bene niente, non voglio sapere bene niente, ma mio fratello non c’è più, è rimasto là, lontano da tutti e da tutto, solo nel freddo di quella montagna... Sono passati tanti anni, io non sono più andato in vacanza, non ho più visto il sole, vivo solo in un nuovo cassone... e mi manca mio fratello!
Questa è la mia storia che finisce con un desiderio... Quello forse impossibile di tramutare un sogno in realtà: riportare mio fratello a casa, nel cassone accanto a me e chiudere una storia che si chiama Verità.

mercoledì 14 settembre 2016

DONNA MATHILDE PIRAMIDE CASATI



Donna Mathilde
Quando ero ragazzo, nel periodo dell'età dove non hai e non serve il permesso, con un gruppo di Amici coetanei, in inverno capitava spesso di andare al cinema. Non una multisala, quelle non esistevano ancora, ma a Zingonia dove c'era  un cinema che proiettava solo film senza trama ... Quelli porno! Noi ci arrivavamo in motorino rischiando nel buio tragitto la nostra giovane pelle.
All'entrata un'anziana signora o forse signorina
😊  svolgeva il compito della "cassiera", tra gli affezionati, di cui non posso fare il nome, diciamo amici di ivo😉  nessuno possedeva la patente, questo per chiarire che Nessuno era maggiorenne. L'anziana signora o l'anziana signorina chiudeva sempre un occhio, eravamo tutti belli e simpatici amanti di quel genere di film che ora trovi tranquillamente in edicola ( il mio edicolante ne ha uno scaffale " nascosto in bella vista" ben fornito).
A volte andavamo solo per disturbare l'attento pubblico pagante con esclamazioni o semplicemente recitando con gesti, a volte provavano a capire, ma se non hai studiato d'attore è difficile farlo.
Perché racconto questo?
Ognuno di voi sicuramente è andato in una sala dove la parte dell'attore o dell'attrice non richiede l'uso del cervello, io certi film di spionaggio faccio fatica a capirli ..comunque ritornando al perché è semplice, oggi siamo stati ha ripetere una bella via alla piramide Casati, una via che porta il nome di un film visto in quella sala moltissimi anni fa ( ora la sala/cinema non esiste più e l'anziana sarà sicuramente "andata", speriamo non più signorina).
Mentre salivo protetto da solidi resinati i favolosi 6a pensavo a quel periodo e a quel film che senza saperlo ha segnato il mio gusto cinematografico!
W i film senza trama e la bellissima Donna Mathilde sulla Casati!



Avvicinamento : Dal rif. Rosalba proseguire per il passo Garibaldi da dove si stacca una traccia che va in direzione della parete.

1) Diritti a destra di una fessura sino alla sosta (30m, 5+)
2) A destra della sosta lungo una bella placca verticale per poi spostarsi a sinistra alla sosta (30m, 6+)
3) In verticale con stupenda arrampicata, poi una fessura conduce alla sosta (30m, 6+)
4) Diritti lungo lo spigolo dell'evidente guglia terminale (20m, 5+)

Discesa dalla normale, possibilità di fare una doppia  di 20 metri.


BUONE ARRAMPICATE