domenica 27 novembre 2016

LE VENTI E CINQUE VIE DI FEDERICA N4-5


Dopo una settimana di pioggia, l'umidità nell'aria ha risvegliato in Federica una vecchia voglia  ...

"Allora è deciso (io non ho deciso proprio un bel niente) domani andiamo alla Pietra di Bismantova?"

"Obbedisco!!!"





La sveglia è in piena notte, la sveglia è nel momento più bello e perverso del mio sogno  ...
La sveglia non mi piace!
La scelta delle vie è un semplice sms a Matteo che di Pietra se ne intende... io non ci sono mai stato.
Il consiglio è, per prendere confidenza con lo stile e la roccia della Pietra, di ripetere le classiche Oppio e Zuffa-Ruggiero.

La Nebbia ci accompagna per un po', ma io sono nato nella Nebbia e, quelli della bassa non temono la Nebbia!

Alle 8.30 siamo alla base della linea aperta da Nino Oppio: un profondo e logico camino. La roccia, arenaria, non è quella dell'Antimedale, ma nemmeno quella che "sperimentavamo" negli anni folli!!!
Mentre salgo rimango perplesso, salire in apertura una via così, essere i primi deve essere stato un bel viaggetto! Veramente avanti.





Il Sole ci tiene compagnia e la logicità del tracciato ci permette di raggiungere la piatta cima veloci. Da lì l'ampio panorama ci sorprende...bello, veramente bello.
Un comodo sentiero ci riporta alla base, dove i "monotiri" sono tutti occupati ... ma noi siam qui per ritornare sulla cima.
Zuffa-Ruggiero, roccia fantastica e ambiente rilassante.



La mattinata è corsa via veloce come le lunghezze di corda.
Ore sedici: "Papa ma dove siete stati? eravate in Grignetta?"

"Un po' più lontani, in un posto "quasi" finto, dove presto ritorneremo, anche con voi!"

Grazie a Matteo Bertolotti per il consiglio ed ... abbiamo comprato la guida, BELLA!



http://www.sassbaloss.com/pagine/uscite/bismantova7/bismantova7.htm

la Guida:




mercoledì 23 novembre 2016

LO SPIGOLO TISSI-ANDRICH SUL MONTE AGNER gennaio 2007

sulla Cima del Gigante

L'idea di "tentare" l'estetico spigolo Tissi-Andrich lungo la parete Est dell'Agnèr è venuta parlando con l'Amico Paolo Mosca nella sua accogliente casa a Frassenè Agordino, un semplice "Non è ancora stata fatta d'inverno" ha innescato quel meccanismo perverso che gironzola nella mia testa.
Fabio, reduce da una Grande salita in Bondasca è subito convinto, linea bella, poco percorsa e Lui, non esita un minuto ad accettare l'invito.
Conosco lo Spigolo, l'ho salito da solo in una di quelle estati in cui le linee in solitaria superavano i giorni "normali" inserendolo in una lista che non mi è dato far conoscere, semplicemente perché un po' deve rimanere solamente tuo, una lista lunghissima che regalerò solo a mio figlio. 
Si parte, il quattro ruote di Fabio ci alza un po' lungo la strada che porta a Malga Agnèr, un po' solo ... visto che il ghiaccio sui tornanti ci consiglia di usare le gambe.
Arriviamo all'attacco già caldi per iniziare lungo un ripido budello ghiacciato, inutile chiedere a Fabio se vuole legarsi.
Dopo un centinaio di metri i ramponi iniziano a grattare roccia, emettendo strani versi. Versi conosciuti e amati.
Corda e avanti.
Lunghezza dopo lunghezza ci alziamo su roccia magnifica, fredda il giusto, difficile il giustissimo.
Lo spigolo è una cavalcata verso il cielo, tra il sole e l'ombra, lungo un panorama poco visto. La cima ci accoglie con il chiaro del giorno pronto a scomparire per lasciare spazio al buio della notte, due foto, una stretta di mano e senza poche difficoltà riusciamo a raggiungere illuminati dalle pile artificiali il Bivacco Biasin.
Una notte di sogni, una notte felici.
Lo spigolo non è famoso, pochi lo conoscono e pochissimi lo salgono, lo Spigolo è molto bello, tanto da essere
LO SPIGOLO TISSI-ANDRICH ... grandi Arrampicatori.
















il bivacco Biasin il giorno dopo

in discesa

 http://ivoferrari.blogspot.it/2016/10/inoltre-ho-gli-scarponi-molto-molto.html
http://ivoferrari.blogspot.it/2016/10/sorrisi-nel-silenzio.html
http://ivoferrari.blogspot.it/2016/09/il-gigante-di-pietra.html

Spigolo Est Monte Agnèr via Attilio Tissi e Giovanni Andrich 15 agosto 1930
800 metri difficoltà fino al V°.

BUONE ARRAMPICATE

lunedì 21 novembre 2016

LE VENTI E CINQUE VIE DI FEDERICA n3


http://ivoferrari.blogspot.it/2016/11/le-venti-e-cinque-vie-di-federica-n1-e-2.html

"Senza andare lontano, senza prendere la macchina, senza orario .. come terza linea vorrei provare a fare L'ALTRA CHIAPPA, ci andiamo?".

Appena sopra il tetto di casa c'è l'Antimedale con la sua roccia da favola. Una camminata di trenta minuti ci permette di toccare l'assolata parete (quando c'è il sole) ... mi piace arrampicare in Antimedale.
La "voglia" di Federica è ben accettata, oggi si "ritorna" in Antimedale .
Si ritorna per l'Altra Chiappa, una delle linee che preferisco.

Parto deciso, parto con una voglia matta di arrampicare. L'idea della "Mamma" di salire 25 vie mi sta mettendo "curiosità" . Quali saranno le prossime richieste? Accanto al letto da qualche giorno sono comparse guide di Bismantova, del Circeo, Gaeta, Sicilia ... guide della nostra bella Italia. Comincio a pensare che sarà un bel giretto.

Oggi c'è la Nebbia, quella Nebbia che si può tagliare a fette, quella Nebbia che da bambino, dove sono nato e vissuto si appoggiava al terreno e ci rimaneva per l'intero mese di Novembre ...
Ma appena sopra l'attacco della via, la Nebbia svanisce, forse troppo pesante per alzarsi lungo una roccia così bella. La via non è per niente banale, qualche appiglio richiede attenzione per via del "lucido sull'obbligato", ma niente di ingestibile, si arrampica in libera con movimenti tecnici e poco di forza,  la chiodatura poi, permette una scalata quasi rilassante ...quasi non vuol dire sempre!

Una stretta di mano e la nostra terza linea è sotto di noi che da quassù vediamo casa,  dovremmo vedere casa ... la Nebbia fa parte della stagione.
Scendiamo piano, senza fretta ... domani le previsioni sono brutte ed io dovrò giustamente lavorare .

Per la relazione dettagliata, il link degli Amici Balossi:
http://www.sassbaloss.com/pagine/uscite/antimedale3/antimedale3.htm









http://www.trafoconsult.com/climbing/istruttorialtrachiappa/slides/antimedale.html

giovedì 17 novembre 2016

POLACCHI


Un alpinismo d’altri tempi in uno degli angoli più remoti e maestosi del Monte Bianco, quasi difficile da immaginare, lontani, sperduti … determinati!

http://ksiegarnia.wspinanie.pl/andrzej-mroz-cudowna-cudowna-historia-ludwika-wlodek-p-522.html

VIA dei POLACCHI  PARETE SUD-EST del PILIER d’ANGLE

Nel 1969 ai primi di luglio tre polacchi gironzolavano per le vie di Chamonix sotto la pioggia, disperando di riuscire a fare qualche ascensione; Genek Chrobak, Tadek Laukaijtys e Andrzej Mroz devono cercare di fare ascensioni di gran classe per tenere alto il nome, perché i primi due sono delegati dal loro Club polacco di Alta Montagna in rappresentanza del loro paese all’incontro internazionale di alpinismo di Chamonix, organizzato ogni due anni dall’Ecole Nationale de Ski et Alpinisme (ENSA).
Mroz invece sta a Parigi e non deve rappresentare nessuno oltre se stesso. Quattro anni prima aveva fatto due tentativi al pilastro di destra del Brouillard, prima che due inglesi riuscissero a salirlo nel 1969. Per i suoi compagni Mroz era un prezioso aiuto. Passando da un bar all’altro a Chamonix i polacchi trovano infine il locale dove si riuniscono gli alpinisti di tutto il mondo. Timidamente parlano del Pilier d’Angle. Per loro ripetere la via Bonatti-Gobbi sarebbe già un impresa al limite del pensabile. Si aspettavano un atteggiamento d’ammirazione, per lo meno di rispetto: invece elogiare in pubblico una via, anche se aperta da un Bonatti, significa ammettere che forse non se ne è all’altezza. In società gli alpinisti si lasciano andare volentieri allo snobismo e alla competitività, talché Mroz si domanda perplesso: “Che fare? Il Pilier d’Angle è una grande via oppure no?”.
L’anno prima Genek vi aveva fatto un tentativo e aveva perfino lasciato sotto uno strapiombo alla base della parete provviste e materiale.
Sabato 12 luglio torna il bel tempo e il 13 Genek e Tadek vanno a cercare il loro amico che intanto doveva fare dei cunei di legno che avevano dimenticato.
Il 14 luglio, mentre la festa nazionale è al colmo, salgono con la funivia alle Aiguille du Midi da dove si dirigono al bivacco della Fourche della Brenva per pernottarvi. Il giorno seguente come il sole tocca la parete nord-est del Pilier cominciano le scariche mentre loro non sono ancora arrivati al deposito. I sacchi pesantissimi hanno impedito loro di scendere rapidamente dal Colle Moore e comunque trovano il nascondiglio, dove devono aspettare che le scariche cessino. Sono al sicuro? Lo sperone sotto il quale si trovano li ripara? Forse, ma non dall’inquietudine: in effetti un grosso blocco passa frullando a pochi metri da loro. Alle 15 l’ombra sembra aver calmato la montagna, così attaccano in un canalino a sinistra della via Bonatti. Si innalzano per neve di quattro lunghezze di 60 metri, poi fanno ancora una lunghezza in roccia e si fermano per il primo bivacco. Erano partiti anche troppo presto perché ogni tanto dei sassi cadono ancora fischiando a grande velocità giù per il canale che hanno appena scalato.
All’indomani Genek parte in testa in una lunga traversata verso sinistra. Mroz pensava invece di salire direttamente per strapiombi fino a raggiungere uno sperone che fiancheggia a sinistra (destra orografica) un caratteristico colatoio che inizia dalla cima del Pilier. La traversata conduce a una fessura di oltre 200 metri che sembra indicare la via. Quando Mroz arriva al posto di sosta Genek e Tadek gli propongono: “Se vuoi chiodare un po’, è in artificiale”.
Così Andrzej Mroz passa in testa e avrà da chiodare per tre giorni per tutta la lunghezza della fessura senza vederne la fine. Per due notti bivaccano sulle staffe appesi alla muraglia. Talvolta c’è qualche appiglio o piccoli appoggi per i piedi, ma è impossibile salire in libera. Qui Mroz dà prova di una forza d’animo eccezionale simile a quella di Riccardo Cassin che durante la prima alla parete Nord della Cima Ovest di Lavaredo impiega tre ore e mezza per piantare un chiodo.
La durezza della scalata è ben messa in evidenza da quanto scrive Mroz: “Questa fessura mi sembra non finire mai e talvolta mi lascio prendere dallo scoramento, mi sembra di essere lento, tutto mi soverchia, questo granito, questa prospettiva che non cambia mai. Speravo di sbrigarmi e invece non faccio apprezzabili passi avanti”.
Il quinto giorno infine la scalata si fa più facile e sono confortati dalla certezza di riuscire, quantunque una frana di sassi abbia tagliato una delle loro corde colpendoli un po’ tutti. Il 20 luglio alle 10, dopo cinque giorni di scalata, arrivano in vetta al Pilier ma devono aspettare fino alle sei di sera che la neve si rassodi per ripartire. Sarebbe stupido rischiare di essere travolti da una valanga di neve marcia nell’ultima parte dell’ascensione. Arrivano in cima alle 21 e pernottano alla Vallot. Le provviste calcolate per tre giorni sono finite, ma l’uomo è resistente. Perdura anche il bel tempo che li aveva favoriti.
È un exploit considerevole, un nuovo, grandioso itinerario all’altezza della loro capacità e costanza.


Tratto da “GRANDI IMPRESE SUL MONTE BIANCO” di André Roch edizione dall’Oglio

sabato 12 novembre 2016

LE VENTI E CINQUE VIE DI FEDERICA n1 e 2


“Cosa vorrei per Natale? La neve, tanta neve, tantissima neve e … una promessa da parte tua”

“O cazz …. Cosa vuoi che ti prometta! No, non mi piacciono le promesse, poi sai bene che io mi perdo in un bicchiere d’acqua”.

“Dai Ivo, promettimi che mi porti su venticinque vie!”

“Venticinque vie! ... ma sei matta! Viene l’inverno e se arriva la neve ( speriamo) come facciamo a farne così tante?”.

“Noo .. non tutte adesso, non potremmo, anzi, non potrei, visto che tu sei sempre “libero” con i bambini e fai quello che vuoi (il papà), ma per me è diverso (la mamma) ... Intendo nel giro di una stagione, da adesso ad “adesso” l’anno prossimo”.

“Beh, così va meglio, scegli tu però!”

Potrei chiamare “le venti e più vie della Federica” questo giro immaginario, potrei  e … sì, lo chiamo così: le VENTI e 5 VIE di Federica.
La prima richiesta è logisticamente difficile, ma la scelta l'ho lasciata a lei. Io devo solo sganciare i soldi (per andare) e arrampicare. La prima cosa è molto più difficile della seconda.

SARDEGNA "TOCCATA E FUGA"

Sicuramente la "toccata e fuga", non è il miglior modo per conoscere e vivere certi luoghi, ma credo anche che sia l'occasione per aprire gli occhi e cogliere la palla al balzo. 
Per  stimolare un ritorno con più calma.
Poi il tempo a disposizione è quello che è, visto che io sono responsabile dei compiti scolastici dei miei bimbi, essendo sempre stato il Primo della classe!!! (che ho frequentato poco).
VERO MAESTRA?!?

Questa prima "richiesta" mi piace fin da subito, tanto che la sera cerchiamo il miglior prezzo per traghettare nell'isola dalla roccia stupenda. La bellissima e dettagliata guida sulle vie lunghe di Maurizio Oviglia ci mette in imbarazzo: difficile scegliere tra tanta meraviglia.
Due linee in due posti diversi, la Mamma ha scelto.

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Ammiro Maurizio Oviglia, e lo considero uno dei più grandi  arrampicatori italiani: linee ovunque, stili diversi e quella disponibilità e gentilezza non sempre comuni nel mondo verticale. Aspetto con ansia un suo libro che racconti la sua vita in verticale ...
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N1
Usciamo dal ventre della Nave già abbastanza eccitati, io molto più che "abbastanza". In poco più di un ora siamo nel parcheggio per "Surtana". Incontriamo qualche arrampicatore spagnolo e nessun altro ... Giornata meravigliosa, roccia stratosferica e divertimento assicurato. The Sound of Silence scorre via su appigli bellissimi, cielo azzurro e vento Patagonico!

N2
Una frana sulla strada più diretta ci impone una deviazione passando per Nuoro.  Ma fermandoci ad ogni parete che vediamo all'orizzonte, guida e binocolo alla mano, ci ritroviamo sul finire del giorno a Baunei. Il vento è aumentato, si dorme accanto alla macchina ... notte calda e ventilatissima!!!!

Pedra Longa:  Marinaio di Foresta è un capolavoro di arrampicata classica, ricerca del logico nell'illogico, una di quelle vie che vorresti fare ogni giorno, dopo il caffè al bar, dopo il lavoro in ufficio ... le cose belle non stufano mai. Penso al "Mauri" in apertura, l'appiglio giusto, la vista preclusa dalle traversate ... Bravo, Bravi, Bravissimi .

Brava anche a Federica che ha scelto due vie fantastiche, un buon inizio ...
Un Grazie Particolare a Maurizio Oviglia per quello che fa e per come lo fa. L'arrampicata e il suo strano mondo ti deve molto ....

... Il ritorno è senza storia ...dormo sulla nave, dormo mentre guido e dormo in casa.













Per saperne di più:

http://www.sardiniaclimb.com/

http://www.pietradiluna.com/libri-guide-maurizio-oviglia/




lunedì 7 novembre 2016

D'INVERNO IN GIORNATA


"Il diedro Philipp era il mio sogno segreto, l'obbiettivo del mio arrampicare, in cui si sarebbero concretizzati alcuni aspetti fondamentali del mio pensare e di quello che intendo per evoluzione dell'alpinismo. La mia sfida, di cui almeno in Dolomiti rivendico la paternità, era affrontare vie lunghe e difficili, su pareti nord, in giornata e in libera, con le scarpette e poco materiale, senza preparazione della parete e senza contatto radio ..."

Renato Panciera



                                                      INVERNO 1988

Il 26 Dicembre, Renato Panciera e Mauro Valmassoi bivaccano ai piedi del Diedro Philipp-Flamm, la parete non è molto sporca, ma la Civetta e i suoi camini terminali regaleranno sicuramente sorprese, le giornate sono le più corte dell'anno, il freddo è quello di una Nord-Ovest ...
Poco prima dell'alba iniziano a salire, niente scarponi ai piedi, indossano scarpette d'arrampicata con sopra calzettoni di lana cotta , lo zaiono è leggero. Salgono veloci, talmente veloci che alle 13 entrano nei famosi camini terminali, e qui tutto si complica, all'interno la neve non manca, Renato davanti arrampica sui lati mentre Mauro che segue da secondo indossando lo zaino è costretto ad entrare nel fondo dei camini arrancando nella neve polverosa.
Il tempo passa e alle 17 la luce lascia il posto al buio serale, mancano ancora tre lunghezze alla cima, l'arrampicata si trasforma in lotta e metro dopo metro finalmente i due escono  sulla cresta resa infida dal ghiaccio e da un vento gelido ... Il  Philipp in giornata d'inverno è realtà!
La discesa impegna i due audaci per l'intera notte e, con le prime luci del giorno arriva anche il sole  che li accompagna fino a Pecol di Zoldo.
Grande salita!
Renato e Mauro

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Lessi della salita sulla rivista Alp, mi colpì la foto di Renato con i calzettoni sulle scarpette a suola liscia impegnato nel Diedro, non capii subito il reale valore della salita convinto che l'alpinismo invernale fosse solo "sofferenza" e "lentezza". Difficile da capire in quel momento, loro, Renato e Mauro stavano varcando nuove frontiere, sperimentano la velocità che in Dolomiti d'inverno non era ancora "realtà", cosa per altro ancora pochissimo reale. Una salita lampo con uno stile impeccabile, quello dei grandi arrampicatori. Un bel messaggio alla storia complessa dell'andare in verticale .
ivo
Il Libro/Bibbia sulla Civetta