mercoledì 31 maggio 2017

CON LE MANI SCORTICATE



Insieme, eravamo già "scampati" alla Ferrata del Medale: una giornata intensa, fatta di sudore, parolacce e paura, sentita più di tutti dal "Benza" che in montagna non c'era mai stato e non ci voleva stare.
Partiti da casa a bordo del vecchio furgone verde del papa del Frenc (io ero ancora lontano dall'avere la patente di guida.... molto minorenne) dopo parecchia ricerca iniziavamo a salire armati di molta incoscienza e pochi set da ferrata!
Frenc, il più vecchio e attrezzato, possedeva una cintura da carpentiere dove ingegnosamente aveva legato uno spezzone di corda più adatto allo sciacquone del wc che a trattenere un'eventuale caduta. La ferrata era stata vinta, ma non bastava. Acquistati una corda e tre moschettoni, il forte trio si spinse fino al Muro di Introbio, dove sul suo lato ombroso c'era una via che "sembrava" scalabile.
Parto, mentre Frenc mi garantisce una sicura tenendo la corda tra le mani, qualcuno direbbe "alla moda vecchia". Benza ha la testa bassa, lui sarebbe stato volentieri a casa, ma Frenc è il capo ed è grande e grosso (il più grosso comanda). Non so come ma raggiungo una sosta dopo venti metri! Ed ora che si fa!!!!
Benza non vuole salire, piagnucola, Frenc mi dice di scendere ed io ... obbedisco!
Ovviamente nessuno possedeva alcuna nozione alpinistica, né tantomeno la tecnica di calata in doppia... tra l'altro nessuno di noi  possedeva un discensore .... Dopo aver fatto passare la corda inizio la mia doppia ...a braccia. Meno di cinque metri dopo sento le braccia dure e le mani aprirsi, Frenc mi incita dal basso .... non ce la faccio, scivolo verso il basso SENZA MAI mollare la corda .... tonfo e via verso casa, sdraiato dietro il sedile posteriore, le mie mani sono rimaste INUTILIZZABILI (iniziavo in quel periodo il piacevole gioco della "piacere manuale) per diverse settimane. A casa "apriti cielo", ma in fin dei conti, ero diventato Alpinista!!!!

lunedì 29 maggio 2017

GLI SPIGOLI DELLA GRIGNETTA


Salire, scendere, spostarsi, sudare, salire, scendere... concatenare, vivere la giornata pienamente, e riempire così tutto l’attimo che ti è concesso di rimanere tra guglie e pareti. Questo è lo scopo: riempire il tutto con una sana e stupenda fatica.
La giornata non è delle migliori. Mille progetti, ma nessuna idea concreta e neppure la voglia è delle migliori. Troppi "non ci sono più" nella testa sempre più confusa.
La notte piove a dirotto ed un temporale si trasforma in due, tre temporali. Il buio lascia poi il posto ad una giornata umida e fredda. Lascio il letto caldo, lascio chi dorme sereno per ritrovarmi con chi oggi vuole "provare" con me a giocare lungo lo "spigolo" più lungo della Grignetta, uno degli spigoli più lunghi, visto che basta spaziare con la "fantasia" e...
Ci incamminiamo verso il rifugio Rosalba. Nel bosco tutto tace. Pozzanghere e alberi gocciolanti… Saliamo così, forse più con l’idea di poter credere, che quella effettiva di "provare".
Il Pertusio, bella guglia di ottima roccia, tutto bagnato tranne... lo Spigolo Mir! Alla base mi accorgo di avere dimenticato l’imbrago, due cordini in kevlar e tutto si risolve!
Il divertimento ha inizio, su e giù e... Non c’è fatica oggi, entrambi siamo in sintonia, il tempo scuro ci aiuta a non sudare. Gli spigoli si susseguono con logica ed eleganza, il tempo passa ed i metri aumentano, sulla cima della Grignetta fa freddo, il vento si è impadronito di tutto, nebbia... scendiamo velocemente verso l’ultima fatica: i Magnaghi ci aspettano. Su, il più rapidamente possibile lungo la roccia fantastica e piuttosto bagnata dello Spigolo Dorn, cresta, cima e giù, otto spigoli possono bastare, ma davanti c’è ancora il "Falc" classico e facile, ci prepariamo quando... tuoni e fulmini ci spediscono in tutta fretta verso il basso: temporale, acqua, tanta acqua gelida.
Mentre scendiamo verso casa, il riscaldamento della macchina è al massimo, noi in mutande! È stata una fantastica giornata, passata con un Amico nella più completa delle solitudini lungo uno Spigolo fantastico! Provare per credere.

Torrione del Pertusio "Spigolo Mir" 130 metri Difficoltà: max IV+, VI- o A0 (passo).
Torre Cecilia "Spigolo Marimonti" 220 metri Difficoltà: IV+
Torre Cecilia "Spigolo della Crocetta" 60 metri Difficoltà: IV
Piramide Casati "Spigolo Vallepiana" 200 metri Difficoltà: IV+
Giro del Fungo: Torre per la "normale"- Fungo "Spigolo Boga" 110 metri Difficoltà: V+ AO – Lancia "via Accademici".
Torrione Clerici "Spigolo Boga" 150 metri Difficoltà: V
Pilone Centrale "Spigolo Est" 220 metri Difficoltà: VI
Torrione Magnaghi Meridionale "Spigolo Dorn" 160 metri Difficoltà: IV+

Se lasciamo libera la fantasia, lei stessa ci porterà ad "immaginare" altri Spigoli, altri Diedri, altre Placche, ci porterà nella storia seguendo la cosa più bella... con passione e logica!
Buone arrampicate A TUTTI.




domenica 28 maggio 2017

IL SOL DELL'AVVENIR




Mica ci si può fare niente, ad ognuno i suoi gusti ...ieri sono stato sul Centrale al Pizzo Stella, oggi invece in Grignetta. Li la scelta non manca, ma se posso, scelgo sempre tra le linee da percorrere, di mettere dentro Il Sol dell'Avvenir ai Magnaghi.  Oggi il giretto sulle vie l'ha scelto Federica che, scusatemi il gioco di parole, ha scelto anche Il Sol ....
Mi piace, qualcuno la giudica contorta, ma se affrontata senza Friends regala la distanza giusta per "crederti" alpinista. Un muro dal sapore antico, si perché l'arrampicata tecnica anni 80' è antica, lungo una roccia da favola e qualcosa da guardare".
La distanza tra gli spit/chiodi è da cercare e scalare, la distanza è non volare, e qui sta un po' quella regola non scritta e di libera scelta di osare, provare e rischiare ... ad ognuno le sue scelte. Sicuramente affrontata con dei micro "amici" la sensazione cambierebbe, ma il piacere del gesto e la sua estetica bellezza no!
Se andate ai Magnaghi, tra le tante perle, non dimenticatevi di fare un giretto sul Sol ...vi scalderà sicuramente!

PS. oggi non ho portato la macchina e le foto sono di Soli precedenti.

N4 NEL DISEGNO CHIARO E SEMPLICE DEL SITO DI http://larioclimb.paolo-sonja.net/falesie_lecco/magnaghi/TMMW.html







BUONE ARRAMPICATE

venerdì 26 maggio 2017

L'ARTISTA





Non è molto alto, ma nemmeno basso, forse piccolo, ma Grandissimo e semplicemente Bravo. Disegnare è arte e lui è un artista ... quando vedo le sue opere penso sempre alla mia  fortunata ad averlo come Amico e non solo virtualmente.
Spero di incontrarti presto ....Amico. 

https://www.facebook.com/luomodigrafite/?fref=ts










SALITA E DISCESA



Di Alberto Campanile   tratto da Rivista Cai dei "favolosi" anni 80'


 In genere quando si arriva in vetta, magari dopo una lunga e impegnativa parete, la tensione diminuisce e resta solo la preoccupazione di trovare la via giusta per il ritorno. Questa volta però non mi rilasso; ho infatti intenzione di scendere arrampicando lungo la parete nord della Punta Civetta, per la via Aste, cioè da dove sono appena salito.
Sergio, non proprio entusiasta del progetto ribatte: non abbiamo tempo sufficiente, la via è lunga, andiamo a bere una birra al Coldai. Giungemmo a un compromesso: Sergio scende appeso alle corde e io arrampicando. Lungo i cami ni finali della via inizia l'avventura. Ben presto siamo al << tiro chiave >>: una placca grigio gialla (valutata di VI A2).
Sergio mi guarda, appeso ai chiodi della sosta, mentre percorro questo tratto in libera.
Durante la scalata invernale della via, che avevo realizzato alcuni anni fa, in questo punto c'era una grossa cornice che sporgeva: a colpi di martello l'avevamo fatta cadere, poi sulla neve dura avevamo piantato un lungo chiodo a U ..
Adesso è tutto diverso: arrampichiamo leggeri, senza zaino, in pantaloni corti e maglietta per avere massima libertà di movimento ( il vestiario più pesante l'abbiamo attaccato all'imbragatura). Questo, tra l'altro è un anno eccezionale, il gran caldo ha asciugato completamente la parete, anche i camini finali solitamente bagnati, o addirittura innevati.
Lo strapiombo chiave è sopra di noi, restano 15 lunghezze di corda, circa 350 metri di parete e lo zoccolo di 250 metri. Ormai abbiamo preso il ritmo: calo Sergio con un mezzo barcaiolo, lui appeso alle corde "passa" i rinvii, poi io scendo da capocordata. Possiamo procedere veloci perché ci sono rinvii sufficienti e le soste sono ben attrezzate; perciò non dobbiamo perdere tempo a piantare chiodi o a sistemare nuts. Incontriamo una cordata di francesi; per non disturbarli mi sposto a destra su una sola faccia del diedro. Arrampicare in discesa è  molto divertente, perché si ha il vantaggio di non dover vincere la forza di gravità, ma semplicemente ci si limita a controllarla. Basta calarsi lungo la parete, non "tirarsi su". Dall'alto inoltre si ha una visione completa degli appigli e degli appoggi, che in salita è possibile avere solo quando si è superato il tratto più sporgente. In definitiva, in discesa è necessaria probabilmente una tecnica migliore per scaricare correttamente il peso del corpo sui piedi, ma meno forza.
Mentre scendiamo chiacchieriamo, scherziamo, ci stiamo divertendo: arrampicare è proprio un bel gioco.
Le ore pomeridiane sono le migliori per arrampicare in Civetta, ovviamente quando il tempo è buono e non si ha fretta: il sole scalda le rocce e la parete ben illuminata, qui dallo zoccolo, sembra perfino più accogliente. Comunque sia, siamo stanchi e non vediamo l'ora di arrivare al sentiero: stanotte non abbiamo dormito a sufficienza, perché siamo arrivati al Coldai molto tardi e perciò abbiamo pernottato all'aperto ( tra l'altro avevamo appena scalato la via Costantini- Ghedina alla Tofana di Rozes in salita-discesa). Per di più siamo stati svegliati da alcuni tedeschi che prima ancora del sorgere del sole si preparavano per la via ferrata.
Ad Alleghe la birra fa rivivere la gola arsa. Mentre molti rocciatori oggi sono attratti da pareti brevi , difficilissime, da risolvere in arrampicata libera, io amo misurarmi con le grandi pareti rocciose o con le scalate in quota, magari da solo.
Quest'anno mi affascinava l'idea di percorrere gli itinerari classici delle Dolomiti in salita-discesa, arrampicando, con partenza direttamente dal fondovalle.
Può essere una novità per chi ama l'arrampicata sportiva?  Con questo sistema ho scalato in solitaria la via Andrich alla Punta Civetta. Per non perdermi ho lasciato durante la salita, nei punti in cui è possibile smarrire la via, dei segni col magnesio. Mentre scendo mi soffermo ad osservare la maestosità della parete; e ho l'esatta dimensione quando distinguo una cordata d rocciatori; dall'alto appaiono come puntini. Discendo senza soste lungo i caratteristici diedri-camini per non perdere il ritmo, la continuità. Mi rannicchio, poi mi stendo, ora proseguo in opposizione sulle pareti del diedro, ora invece, per ridurre lo sforzo, mi raccolgo a rana.
La discesa viene interrotta dal rombare di un sasso staccatosi dalla via Aste. Precipita sbattendo sulla parete e si rompe in mille pezzi. Sul sentiero gli escursionisti corrono a ripararsi sotto i sassi. Resto fermo qualche minuto; riprendo la scalata una volta svanito l'odore di zolfo del masso frantumato. Scendo calmo e concentrato al punto che quasi non mi accorgo di incrociare una cordata di alpinisti polacchi. Ci fermiamo a chiacchierare, mi chiedono notizie sulle altre vie della Civetta. Appena si rendono conto che sto scendendo in arrampicata mi fanno notare sempre parlando in inglese integrato da gesti, che sono folle; sorridendo rispondo che lo sono: pazzia e normalità sono poi tanto diverse?
Li saluto con un cenno della mano; per un po' restano fermi alla sosta, guardando in basso di tanto in tanto, poi continuano: devono ancora percorrere tutti i tratti più impegnativi e i camini finali. A me restano 7-8 lunghezze di corda e lo zoccolo. Ancora fessure, camini, diedri, strozzature, pance, sbaglio via, torno su, torno giù. Le ore passano e finalmente sono al chiodo ad anello che segna l'inizio della via Aste e Andrich. Poi lo zoccolo  friabile, il nevaio e l'ormai desiderato sentiero. Stanco mi fermo a contemplare steso su una roccia piatta, il variare cromatico della Civetta. All'imbrunire comincio a correre verso Alleghe, aumentando sempre più il passo all'unisono con il ritmo della libertà.

mercoledì 24 maggio 2017

NON MI TIRA PIU'


"Ombre sulla traversata Nord-Sud “senza ossigeno” di Janusz Adamski

Simone Tamara e la Kanchenjunga Skyline a fumetti

Continua la paradossale vicenda di Ryan Sean Davy, l’abusivo dell’Everest

Ma l’Hillary Step è davvero crollato?

Shisha: cima “dubbiosa” per Barmasse e Gottler

Soccorsi sul Dhaulagiri. Marco Confortola “appeso” all’elicottero recupera sette alpinisti

Barmasse e Gottler scalano in giornata la difficile parete sud dello Shisha Pangma
( se vogliamo parlare di tempi, non dimentichiamoci quello ottenuto dall'inimitabile Ueli Steck sulla stessa parete http://www.planetmountain.com/it/notizie/alpinismo/ueli-steck-la-salita-dello-shisha-pangma.html )

Una valanga di titoli, confusione, fretta ... troppo per un semplice appassionato di montagna (parlo di me) che segue con entusiasmo il "tutto" dell'andare in montagna. Credo che si ci si debba fermare un attimo, riflettere di più, vendersi meno, giudicare e farsi giudicare... dove è finito quel grande Alpinismo delle Alte quote fatto di verità, purezza e di vere grandi salite dove il primo ad arrivare in cima era l'uomo, non lo sponsor o la "fretta" di raccontare?
E poi la dichiarazione del bravo e forte valdostano "MEGLIO FALLIRE TENTANDO L'IMPOSSIBILE, CHE SALIRE IN VETTA SEGUENDO UNA PISTA BATTUTA" mi ha veramente lasciato perplesso. Se avessi due soldi, pesterei volentieri una pista battuta, magari cercando di farla in modo pulito come il mio Amico Mariotto ... che tra una sigaretta e l'altra ha salito tutti i 14 colossi senza giudicare o cercare d'insegnare ...

NON DIRE GATTO SE NON CE L'HAI NEL SACCO ... ricordiamocelo!


LA LUNGA CRESTA SULLA CARTA



Devo essere sincero, la cosa che più mi ha fatto "tifare" per loro  durante quelle giornate, è stato il fatto che non erano ragazzini ma alpinisti stagionati, "vecchi" come dicono i giovani. Credo che questa salita faccia parte dei capolavori dell'andare in montagna ... certo, ci sono state tante altre perle e ce ne saranno, ma questa per lunghezza, durata e tenacia è un bel "passo avanti", o meglio "un passo dopo l'altro". Una cavalcata a filo di cielo, una squadra, un'idea, un sogno per molti anni ... e due "vecchietti" simpaticissimi ....
Ora è stato tradotto il libro di Sandy Allan e, finalmente possiamo leggerlo e cercare di capire cosa spinga l'essere umano ad una sfida tanto lunga e Alta.


Devo averlo già detto e scritto, ma ripetersi non è un difetto, magari è solo colpa dell'età, ma la carta, l'editoria (non solo di Montagna) è un dono prezioso, il libro è un po' come il salame, per essere buono deve stagionare, letto e via a stagionare ... perché un domani lo si possa rileggere.

Questo libro è "una grande storia" di determinazione, a volte scorrendo le pagine ci si può stufare ( bisogna essere allenati per quelle quote 😏), a volte scorre velocemente e ci fa sentire la fatica dell'aria sottile ... Non parlerò mai qua dentro di un libro che non mi sia piaciuto, non "pubblicizzerò" mai tanto per riempire .... Ve lo consiglio, e, un grazie ai due "vecchietti" che con la loro salita hanno portato avanti il tempo senza doverlo per forza fermare e all'editore che ce lo propone. (E' un mio amico e a volte gli tiro le orecchie).




martedì 23 maggio 2017

PREMIO LETTERARIO “ROBERTO IANNILLI”



1^ edizione del
PREMIO LETTERARIO “ROBERTO IANNILLI”

L'Associazione Alpinisti del Gran Sasso ha istituito il Premio letterario "Roberto Iannilli".
Gli elaborati dovranno sviluppare temi riguardanti l’alpinismo e il rapporto dell’uomo con la montagna, attraverso racconti reali o di fantasia o/e sulle figure reali di uno o più alpinisti o/e riflessioni filosofiche o scientifiche o esistenziali relative all’alpinismo e alle attività svolte in montagna. Pur non obbligatorio, sarà oggetto di valutazione l’inserimento di evidenti riferimenti a individuabili gruppi montuosi dell’Appennino e in particolare del Gran Sasso.
Ciascun partecipante può inviare un solo elaborato della lunghezza complessiva di non più di 60 mila battute.

Il termine ultimo per la presentazione delle opere candidate per la prima edizione del Premio è fissato al 30 settembre 2017.
Le opere vanno spedite all’indirizzo:

giovanni.battimelli@uniroma1.it


La Commissione giudicatrice, presieduta da Alessandro Gogna, dopo aver valutato i testi degli elaborati iscritti al Premio letterario, proclamerà il vincitore durante la serata di premiazione che si terrà in un incontro pubblico entro il 31 dicembre 2017.
In allegato il regolamento completo





domenica 21 maggio 2017

BOCIA



E' bello vedere e sapere che i "bocia" hanno voglia di fare, chiodare, scalare ... ed è grazie al loro "lavoro" che è nata la nuova "Bocia" ( Tommaso Garota e Guido Buratti), tanta pulizia, sentierino sistemato e quello sguardo che hanno i ragazzi (non tutti).
Lo sguardo di chi "cerca".
Bravi ragazzi.
Però mi raccomando, STUDIATE  che qualcuno mi ha detto che la sQuola è importante!!!

Foto di Tommaso e Guido:




http://ivoferrari.blogspot.it/2017/04/il-muro-nascosto.html

sabato 20 maggio 2017

LE VENTI E CINQUE VIE DI FEDERICA N12


SVEGLIA DORMIGLIONE       di Federica Maslowsky

Questa mattina ho dovuto buttarlo giù letteralmente dal letto, non voleva alzarsi. Il lavoro previsto è saltato e Lui, si è scollegato.
Il tempo ieri non era dei migliori, ma guardando le previsioni, ad Ovest il Sole sembrava assicurato. Le linee sulla Corma di Machaby mi piacciono, entrambi non avevamo mai fatto la storica Diedro Jaccod, ma Ivo non voleva alzarsi!!!! E' tutta la settimana che con la testa va su e giù dalla Punta Cusidore, sembra sia stato fulminato da quella cima. Sicuramente non riuscirò a tenerlo sulla terra ferma per tanto, e oggi ho faticato come non mai perché mi accompagnasse alla Corma.
La vera sveglia la sente solo quando dopo aver indossato le scarpette parte, le lunghezze corrono via veloci, belle come piacciono a me, io non vado mai davanti, e non perché Ivo non me lo chieda, ma, mi piace così, voglia la sicurezza della corda e di chi mi sta davanti.
Siamo i primi ad uscire dalla parete, scendiamo lungo il caratteristico sentiero che costeggia la parete. La giornata finisce come altre giornate, Ivo credo stia pensando di nuovo alla Cusidore!

Per saperne di più: http://www.sassbaloss.com/pagine/uscite/arnad4/arnad4.htm







http://ivoferrari.blogspot.it/2017/05/le-venti-e-cinque-vie-di-federica-n1011.html
http://ivoferrari.blogspot.it/2017/04/le-venti-e-cinque-vie-di-federica-n9.html
http://ivoferrari.blogspot.it/2016/12/le-venti-e-cinque-vie-di-federica-n78.html
http://ivoferrari.blogspot.it/2016/12/le-venti-e-cinque-vie-di-federica-n6.html
http://ivoferrari.blogspot.it/2016/11/le-venti-e-cinque-vie-di-federica-n4-5.html
http://ivoferrari.blogspot.it/2016/11/le-venti-e-cinque-vie-di-federica-n3.html
http://ivoferrari.blogspot.it/2016/11/le-venti-e-cinque-vie-di-federica-n1-e-2.html

venerdì 19 maggio 2017

HO SBAGLIATO GIORNO









Parto deciso, oggi credo di essere anche un pochino forte, o meglio, in forma!!! poi la realtà è sempre diversa dal "credere", comunque ... parto. La prima lunghezza serve a depositarmi su un mega terrazzo, in Dolomiti per trovarne così devo sommare numerose soste. Mentre recupero Federica sento qualcuno chiamarla ..

"Il buon senso dovrebbe fare capire che nel fine settimana ci sono gli arrampicatori sportivi e le vie lunghe non si dovrebbero fare!"

Scendiamo in doppia, io sorrido ma vorrei spiegare che prima sono arrivate le vie lunghe e poi le falesie, ma senza perdermi in ulteriori sorrisi cambiamo posto e ci infiliamo sulla prima via non a portata  di monotiri.
Ho fatto molti chilometri per salire la via che volevo salire e visto che anche io sono un arrampicatore della domenica "forse" arrivando per primo avrei dovuto farla.... la prossima volta ci andrò in settimana, ma la domenica non lavorerò di sicuro, non vorrei essere scambiato per un "cavaliere del lavoro"

mercoledì 17 maggio 2017

LA EST DEL ROSA

https://it.wikipedia.org/wiki/Parete_est_del_Monte_Rosa


UN AMICO     di Stefano De Benedetti

Fu durante una notte d'inverno, spigolando su come inventare l'estate che nacque un sogno. Bastò una fotografia e una storia. Nacque in un soffio e prese forma piano, perché sembrava irraggiungibile. Sarei stato sulla Est del Rosa, la più alta parete delle Alpi. Avevo così un obiettivo, qualcosa per muovermi e tutto sarebbe stato per arrivare a quello. Mi preparai a lungo, correvo sempre, quasi non vedevo più nessuno e a chi chiedeva della mia scomparsa non rispondevo. Avevo un segreto. Per mesi macerai il mio sogno finché incontrai Gianni.
Forte di quella nuova amicizia sapevo che sarei riuscito. Insieme avevamo un segreto. Sciavo giorni interi nei boschi, esasperando la sensibilità al terreno, cercando di vedere sotto la neve. Gli ultimi tempi, quando ormai grandi chiazze d'erba mi costringevano a larghi giri, molti dei miei piccoli amici, scoiattoli, camosci e anche una piccola volpe, non si spaventavano più.
Alla fine andai in tenda a Cogne con Andrea. Salii e scesi, più che altro come allenamento la nord ovest della Grivola alta 1400 metri, in compagnia di Gianni e di tanti amici. Dopo di ciò avvertii da chiari segni che ero pronto. Tutto fu annullato. Mi disposi in una condizione mentale di serenità, perché potessi attingere finalmente a quanto messo da parte.
Avvertivo però di non essere ancora ben acclimatato. Troppo lungo era stato l'inverno passato in riva al mare. Ma sapevo che sarei salito, perché se non altro volevo dare veramente, senza riserve. Dopo un giorno di riposo partimmo da Cogne al mattino, passando da Torino a prendere Gianni; viaggio scomodo ma ricco di speranze.
Nel pomeriggio eravamo a casa di Bottineschi, grande guida del Monte Rosa, accolti fraternamente.
Considerati un po' pazzi da tutti, la qualcosa mi impressionò non poco, prendemmo subito la seggiovia e da qui, a piedi, sulla morena. Ciò che segue lo rivedo come fosse ora.
Alla Zamboni abbandonammo Andrea, triste, che ci guarda e saluta. So bene i rischi cui andiamo incontro ed è per questo che sento ora più forte di volergli bene. Mentre l'avventura comincia mi pesano le cose non dette. Sarà solo dopo, quando le ombre cominciano a allungarsi e il freddo a spargersi sui crepacci che avverto con pena la nostra situazione di solitudine. Naufraghi, Gianni mi conduce alla ricerca di un passaggio. Io guardo in alto e, nella meccanicità dei gesti, penso.
A mezzanotte siamo sul terrazzino a metà parete, l'inizio delle grandi difficoltà. Su queste pietre sentiamo come tutto sia irreale e lontano, come sospeso in un mondo senza tempo. E' sceso un buio impenetrabile mentre in lontananza, più bassi, lampi lunghissimi illuminano le città addormentate. Tristi bagliori per noi.
Dobbiamo fare in fretta: in velocità per diminuire il pericolo. E' vitale non scendere tardi al mattino; anche se dovessi incontrare neve più dura sarebbe senz'altro meglio di una parete in movimento. E' ancora notte quando Gianni si spinge tra i seracchi e sbuchiamo sul "lenzuolo". Io mi spavento: si intravvede un pendio ripidissimo che si perde contro un seracco al centro parete. Come sempre salendo, quelle linee verticali si dispiegano e vediamo il passaggio ma, soprattutto, l'abitudine all'inclinazione la rende più accettabile. Risento dell'altezza solo più in alto andando sul lungo traverso in diagonale. A 4500 metri mi gira testa, sento la fatica e temo di non poter scendere. Grazie a Gianni, che mi è vicino, dopo qualcosa di caldo posso iniziare le prime curve.
Sono così stordito che devo limitarmi a delle piccole serie di tre. Prendere fiato e cercare di tirare la concentrazione che se ne va, incoraggiandomi ad alta voce. Il lunghissimo traverso si svolge tutto sulle lamine e immette nel canale accanto al seracco che è più ripido. All'improvviso, però, la cappa si solleva e ritrovo un po' di forza. Durante le soste mi sono utilissimi i becchi di martello con cui sono costruite le mie racchette. Non per questo sono meno faticose perché a una tensione costante si aggiunge sempre la contrazione dolorosa dei muscoli. Già da qualche tempo minuti cristalli di ghiaccio mi cadono accanto, segno che Gianni sta scendendo. Appare dopo poco, piccolo contro il cielo. Sto appunto scavando una piazzola per gli sci quando dalla parete sopra di lui, per effetto del caldo, si stacca una lunghissima stalattite. Una mano mi dà una spinta e scivolo in diagonale incidendo il pendio, in alto Gianni si muove velocissimo ma non basta.
Schiantandosi sulla china la colonna si frantuma in pezzi che rotolano in tutte le direzioni. Muovendosi sulla punta dei ramponi, la piccozza in alto, egli scansa i massi da una parte e dall'altra ma uno degli ultimi, proprio mentre si sta ristabilendo, punta dritto su di lui. Mentre io lo do già per spacciato e impietrito non riesco a scuotermi, torce il busto e con tutta la forza colpisce il masso di ghiaccio con la piccozza. Rumore di metallo, schegge dappertutto, ma è ancora in piedi. Il resto è senza storia. In un canalino di misto, giro aggrappandomi alle rocce. Poche ore ancora e ci ricongiungiamo.
Vedo da lontano dei volti sorridenti, ancora pochi metri e siamo tutti insieme.
Gianni e io ci stringiamo a lungo ed è in un abbraccio in una amicizia meravigliosa il senso di tutto questo.

Stefano De Benedetti e Gianni Comino  1979

Tratto da: SCANDERE 79




martedì 16 maggio 2017

ROCCIA E NUVOLE




No, vi perdete di sicuro.      Di Alberto Graia

È notte non si vede nulla, e io che amo sempre Arrivare  di giorno per vedere e capire già stò impanicato, sulla relazione leggo:

Avvicinamento -  Dall' abitato di Isola Fossara, imboccare il sentiero che sale in direzione Valle del Sasso. Dapprima è una stradina sterrata che sale bruscamente...
Ma dove cavolo sta stradina?, andiamo bene già sto in difficoltà qui pensa domani, ma faccio il vago, mica posso far vedere al mio giovane badante che sto già in ansia.
(Il giovane badante è  Michael De Iulis a cui tre anni fa è venuta la pessima idea di chiedermi di aiutarlo a capire questo mondo verticale, mica lo sapeva che dopo tanti anni io non ciò capito ancora niente).

Il paese è deserto, poi si ferma una macchina e scende un signore, ci avviciniamo e gli chiedo con la foto in mano della parete  e frontale per  darmi un tono da montanaro esperto come posso arrivare all'attacco, lui scuote la testa e ci dice.

- Ma adesso ? Vi perdete di sicuro.
 - No domani mattina
Lui cortese e chiaramente  preoccupato.

- Vi accompagno io domani, a che ora partite?
-Alle 5
-mmmm allora non credo proprio.
Intanto gli squilla il telefono, è  la moglie che gli dice quando può buttar giù la pasta.
- Tra poco arrivo, sto a parla co du ragazzi che domani vogliono sali sulla montagna, e se perdono de sicuro.
(ragazzi? Il mi badante si ma io ho 58 anni, devo averlo abbagliato con la frontale, ma va bene così) .
Dobbiamo sembrare proprio sprovveduti, c'amarezza.
Continua la spiegazione che diventa sempre più lunga.

- Sali sulla sterrata poi a sinistra, poi dopo a destra, ma state attenti perché non si vede bene......
Noi pian piano iniziamo ad allontanarci e ringraziare, ma lui insiste perché già immagina che domani ci saranno due dispersi sulla montagna, alla fine pian piano riusciamo a scappare rifugiandoci poi in un paese vicino nell'unico pub, finalmente! birra, sono salvo.
Usciamo e su una stradina laterali piazzano la tenda.
La sveglia del cellulare con la sigla di Guerre Stellari ci dice che è l'ora, (che la forza sia con me) colazione e via si parte, finalmente si vede la parete l'attacco è  facile raggiungerlo, finalmente sulla verticale, si sale.
Una volta un articolo su una rivista di settore descriveva l'alpinismo come lo sport più lento del mondo.
Facciamo un paragone, il record italiano sui 400 metri del 2016 è di 45"12.
In effetti noi i 560 metri della via li abbiamo percorsi in10 ore,  più un ora per arrivare all'attacco poi 10 km a piedi potevamo far le doppie?
Naaaaa, io se posso le evito come la peste.



Roccia e Nuvole, Fabio Bollini (dal basso). In cordata principalmente con l'amico Riccardo Stacchini "Riky" e altri amici, Gabriele Cancellieri.
Posto selvaggio, isolato e di una bellezza travolgente il Monte Catria ci ha veramente rapiti.
È  stato un test per i miei tendini che oggi non ringraziano,  è  stato un test per l'anima,  perché dopo due anni dove ho  arrampicato a tozzi e bocconi, avevo voglia di mettermi alla prova con qualche cosa di  nuovo e come spesso faccio mi cerco posti dove forse con un po' di sale in zucca non dovrei andare, ma son fatto così amo i luoghi non deputati dove ancora senti l'illusione di essere un po' tra i primi, così mi son tolto la sete con il prosciutto.
Compagno di questo viaggio è  stato Michael,  nei suoi occhi vedo molto di chi come me è stato travolto dalla passione per la montagna diviso da questa dagli obblighi della vita,  dagli affetti e dalle divisioni che spesso non lo riguardano ma che si prende sulle spalle come un necessario fardello.
La via è grandiosa, così come l'ambiente, non addomesticata nemmeno dalla spittatura più che generosa, almeno così noi l'abbiamo trovata, sul libro di via troviamo solo due nomi, Samuele Mazzolini e compagno, cavolo! Samu un nome una garanzia già questo mi inorgoglisce.
Un grazie enorme a Fabio Bollini e ai suoi compagni per questo itinerario e anche perché con grande gentilezza ci ha risparmiato gli ultimi 5 km a piedi, (con un sms mi diceva che avevano scommesso che non riuscivamo a farla.)

"c'amarezza dobbiamo sembrare proprio sprovveduti."
Cit.
😊
Cosa?
Volevate sapere della salita, naaaaa quella è  un altra storia, posso solo raccontarvi che a un certo punto abbiamo avuto un ingarbugliamento epico della corda e stavo pe emulare Alessandro Magno e la sua risoluzione del nodo di Gordio.
C'amarezza forse siamo proprio sprovveduti.


Ciao e buona roccia.










GRAZIE ALBERTO https://www.facebook.com/luomodigrafite/