sabato 17 giugno 2017

SNOOPY E IL CONIGLIO



"... Finalmente raggiungemmo il margine del pendio leggermente incurvato presso il campo 3, ma come lo oltrepassammo mi resi conto che io ero in uno stato di allucinazione. Nulla aveva più senso. Non capivo cosa stesse succedendo. Non era angosciante, anzi, al contrario. Perché sulle rocce sotto di noi c'era Snoopy. Si, il cane di Charlie Brown e dei Peanuts di Schulz. Era seduto su una piccola cengia rocciosa e guardava con occhio attento. Da principio pensai che fosse un particolare candelotto di ghiaccio formatosi intorno a una fessura. Poi guardai con più attenzione e la cosa fu chiara come il giorno. Era proprio Snoopy! E io trovavo confortante la sua presenza in quel posto ..."

                                                 ***************************
" ... Poi fu la volta del coniglio. Probabilmente era un maschio, ed era giovane. Sembrava un po' matto, vivace e vigile. Era bianco o grigio con alcune strisce nere ben evidenti, cui era dovuta la tonalità grigia. Chiassoso e impudente ricordava il coniglio bianco di Alice in Wonderland (Alice nel Paese delle Meraviglie). Indossava un panciotto color rosso vivo e un orologio da tasca con catena d'argento, proprio come il Coniglio Bianco, che scendeva morbidamente dal buco del bottone fino alla tasca e scintillava nel sole. Aveva un cappello di feltro come quello che si può immaginare portasse Hermann Buhl quando era salito per primo su questa montagna, quel tipo di copricapo che si vede spesso sulla testa degli alpinisti austriaci, la cui tesa comprimeva le grosse orecchie da coniglio. Era reale. Ne ero assolutamente convinto, fino a quando mi parve strano che non calzasse né scarponi né ramponi. Il coniglio si muoveva avanti e indietro, attraversava la nostra via e si teneva sempre dietro a Rick, fuori dalla sua visuale. Non lasciava impronte nella neve e io ero preoccupato. Le sue zampe erano coperte di pelo, ma senza calzature e altre protezioni, dovevano essere congelate. Facevo scendere Rick e guardavo il coniglio, e pensavo ai suoi arti congelati. Poi finalmente il mio cervello elaborò l'idea: se il coniglio non lasciava impronte nella neve voleva dire che non era reale ..."

Da "La Cresta Infinita" di Sandy Allan

...è lì che sta l'essenza, il traguardo, lì nella testa confusa e affaticata, lì nel punto più alto di ogni cosa, facile e difficile, il resto sono la contemporaneità fatta di "Mi piace, bravo e faccio" e quella gusto mischiato a troppi gusti ...

Nessun commento:

Posta un commento